Wislawa Szymborska, un premio Nobel dolce e forte...
Pubblicato da Donatella Coccoli alle 01:41 in Libri, Personaggi
E' una signora garbata, dal sorriso dolce. Ma dietro a quel volto minuto si nasconde una forza notevole. Lo dimostrano le sue parole. Che danno vita alla poesia, cioè ad un linguaggio non razionale, non logico, non utile, non banale. E' la poetessa polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la Letteratura 1996 ospite a Siena ieri 8 maggio (oggi è a Pisa) dell'ultimo incontro degli Appuntamenti d'autore.
E' stata, va detto subito, una serata interessante, ricca di stimoli. Il luogo, che trasuda libri e conoscenza come la Biblioteca degli Intronati, l'attesa allegra di centinaia di persone (molti giovani, molti polacchi), la lievità dei discorsi ufficiali (l'assessore alla Cultura Marcello Flores che ha promosso questa prima ed ottima rassegna), gli interventi parchi degli studiosi (Silvano De Fanti massimo esperto di cultura polacca, Alfonso Berardinelli, critico e direttore della casa editrice Scheiwiller)... insomma tutti elementi che hanno preparato ad un unico finale. Come del resto doveva essere: sentire la poesia, la voce di Wislawa Szymborska. In questo sono stati bravissimi i ragazzi del Teatr02 diretti da Mila Moretti.
Prima loro, poi la stessa poetessa hanno letto una ventina di liriche (con l'aiuto di traduzioni in video e grazie al direttore dell'Istituto di Cultura polacco a Roma).
Com'è dunque l'espressione attraverso i suoni (bellissimi nella lingua polacca) e il significato delle parole poetiche di Szymborska?
Berardinelli lo ha definito un linguaggio di tutti i giorni, "l'uso delle parole comuni che intensificano il rapporto con la vita", ma ha anche aggiunto che da queste "dialogicità mentali" si ricavano "le cose che ci servono per uscire dai labirinti della stupidità nei quali ci succede di restare prigionieri nella vita di oggi".
Ovvero una poesia che comunica un'insoddisfazione, una profondità di sguardo, anche con molta ironia. Anzi, molto spesso si è riso, ascoltando i bravi attori senesi. Un riso amaro come di fronte alla lirica Curriculum vitae in cui si condanna la limitatezza della vita materiale, la pochezza, la violenza subita anche, nel dover render conto a qualcuno dei fatti, i soli fatti. E non di tutto il resto, la propria ricchezza di essere umano. Un'altra poesia, Figli dell'epoca, denuncia invece la politica, intesa come potere, come ipocrisia, come specchio che nulla riflette.
Ecco alcuni versi di Wislawa Szymborska tratti dalla raccolta "Discorso all'Ufficio oggetti smarriti", Adelphi.
Eccoci qui distesi, nudi amanti,
belli per noi - ed è quanto basta -
solo di foglie di palpebre coperti,
sprofondati nella notte vasta.
Ma già sanno di noi, già sanno
queste spoglie pareti, queste tende,
ombre sagaci sulle sedie stanno,
e il tacere del tavolo è eloquente.
E sanno i bicchieri perché sul fondo
Il tè avanzato si raffredda.
Swift ormai non può davvero fare conto
che questa notte qualcuno lo legga.






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